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Cannabis: possibile cura per il coronavirus?

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Tabella dei Contenuti

L’estate è ufficialmente conclusa e inizia il conto alla rovescia per la ripresa lavorativa e scolastica. Ma in questi primi giorni di settembre, stiamo assistendo a una possibile seconda ondata di infezioni da coronavirus. Per tutto questo tempo si è atteso, e lo si sta ancora attendendo, lo sviluppo di vaccini efficaci e sicuri in Italia, che possano prevenire o mettere fine a questi contagi. Le cure utilizzate durante questa epidemia sono state molteplici, e in alcuni casi i trattamenti per curare i pazienti colpiti dal virus Covid-19 hanno previsto la cannabis.

In questo periodo di incertezze, in molti si sono posti la domanda circa l’uso della cannabis nella lotta contro il coronavirus. Al momento è troppo presto per dire se i cannabinoidi possano essere efficaci, anche se sono stati già ottenuti dei risultati positivi in alcuni laboratori. 

Ancora oggi, i ricercatori stanno esplorando diverse possibilità per combattere il virus. Lavorando per valutare se la cannabis o il CBD, un derivato di quest’ultima, possano offrire benefici a chi è stato colpito da una forma grave di questa infezione. 

Le aree attorno al mondo più colpite dal coronavirus
Le aree nel mondo più colpite dalla pandemia

Come la cannabis può essere una possibile cura per il coronavirus

Essenzialmente, c’è un solido ragionamento dietro l’ipotesi che la cannabis e i suoi costituenti cannabinoidi come il CBD e il THC, possano essere usati per trattare i sintomi del COVID-19. Un ragionamento basato sull’ipotesi che i decessi associati al virus siano dovuti, in gran parte, ad una risposta immunitaria dell’organismo troppo reattiva. Quando l’organismo ha una rapida risposta da parte del sistema immunitario, ad esempio nei casi gravi di COVID-19, l’infiammazione risultante può danneggiare i tessuti dell’organismo stesso. Nel caso del tessuto polmonare, ció può comportare il verificarsi di un’insufficienza respiratoria.

La ricerca ha dimostrato che il THC e il CBD possono alterare la risposta infiammatoria del corpo e contribuire ad evitare danni ai tessuti e agli organi. I cannabinoidi regolano infatti le stesse proteine infiammatorie responsabili di alcuni dei danni provocati dal virus del COVID-19. Tuttavia, c’è da mettere in conto che i cannabinoidi possono ridurre troppo la risposta immunitaria. Inoltre il fumo, di qualsiasi tipo, è un possibile fattore di rischio per il peggioramento dei sintomi. Quindi è necessaria maggiore attenzione da parte dei pazienti.

Per promuovere o bocciare i cannabinoidi come trattamento nella cura del COVID-19, i farmaci devono essere testati a fondo per dimostrarne la sicurezza e l’efficacia. È qui che entrano in gioco gli studi clinici.

numero casi colpiti attorno al mondo dal coronavirus

La cannabis e i fatti sul coronavirus

Come già accennato, per poter rispondere alla questione riguardo all’utilizzo della cannabis o dei cannabinoidi come trattamento per il COVID-19, è importante avviare un test di sperimentazione. Affinché se ne dimostri l’efficacia nel ridurre i sintomi o nel contrastare il virus in un ampio e diversificato gruppo di pazienti che hanno contratto il COVID-19. Ad oggi, questo non si è ancora verificato.

Cercando tra i database della ClinicalTrials.gov, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la FDA e le agenzie di stampa, abbiamo identificato 16 gruppi attualmente al lavoro per sviluppare terapie contro il COVID-19 usando cannabis o cannabinoidi. Dieci gruppi sono ancora in fase di pianificazione o di ricerca iniziale e non hanno trasmesso ancora alcun risultato. Due gruppi di studi hanno mostrato dati preliminari positivi sui topi, dati che al momento della scrittura di questo articolo risultano incompleti.  

Solo due gruppi hanno completato gli studi, ottenendo risultati positivi. Entrambe le ricerche hanno previsto la sperimentazione su topi con sintomi correlati al COVID-19

  • Uno studio ha dimostrato che il THC protegge i polmoni da risposte immunitarie iperattive simili a quelle causate dal COVID-19.
  • L’altro studio ha mostrato una risposta simile durante il test del CBD.

Al momento sono quattro gli studi di ricerca sull’efficacia dei cannabinoidi che prevedono la sperimentazione sugli essere umani, e le loro campagne saranno attive nei prossimi mesi: 

I studi di ricerca che prevedono la sperimentazione sugli essere umani della cannabis come cura per il coronavirus
I studi di ricerca che prevedono la sperimentazione sugli esseri umani

Ad oggi comunque nessuno dei quattro gruppi ha ancora prodotto dei risultati.  Inoltre, non è certo che i dati positivi ottenuti dagli esperimenti possano convincere i grandi organismi. In questo caso come la FDA negli Stati Uniti o l’Agenzia europea per i medicinali dell’UE, ad approvare i trattamenti per i loro cittadini. Ciò richiederebbe studi in più sedi e con più pazienti volontari. È necessario che gli studi con un numero relativamente elevato di pazienti umani siano completati. Altrimenti risulterà impossibile dichiarare i cannabinoidi come trattamento efficace e risolutivo.

MGC Pharmaceuticals in studi clinici in fase avanzata con ArtemiC

Nel frattempo, molte aziende produttrici di cannabis si sono già impegnate (o almeno in parte) ad affrontare la pandemia. Come l’azienda californiana AXIM Biotecnologie, che sta usando le sue risorse per sviluppare kit di test rapidi per il COVID.

Altre aziende stanno sfruttando la loro conoscenza dei farmaci vegetali, e del sistema immunitario umano, per sviluppare nuove terapie che non si basano solo sui cannabinoidi. 

MGC Pharmaceuticals è l’azienda di cannabis che ha fatto più progressi nello sviluppo di un possibile trattamento per i pazienti affetti da coronavirus. L’azienda europea è già alla seconda fase sperimentale sui pazienti colpiti dal virus, del suo integratore alimentare non contenente cannabinoidi, ArtemiC. Lo spray è composto da estratti vegetali, tra cui artemisinina, curcumina, boswellia serrata e acido ascorbico, che hanno proprietà antinfiammatorie e immunomodulanti. 

I risultati preliminari dei primi dieci pazienti dello studio clinico di fase II hanno mostrato significativi benefici clinici. Nei pazienti trattati con ArtemiC rispetto al placebo, e senza alcuna registrazione di eventi avversi fino ad oggi.

Conclusione

È possibile affermare che la cannabis e i suoi componenti siano efficaci nel trattamento del coronavirus? No, non ancora. L’ipotesi appare sensata e i risultati preliminari sono buoni, ma è ancora troppo presto

Per dichiarare definitivamente la validità della cannabis nel combattere la causa o i sintomi della malattia, è necessario che i risultati siano confrontati alle terapie concorrenti. Questo per verificarne la superiorità in efficacia. In più, non sarà possibile passare alla sperimentazione umana se non si avranno prima dei risultati positivi effettuati nei modelli animali.

Probabilmente ci vorranno almeno sei mesi, se non un anno, prima che la ricerca farmaceutica di aziende leader come Tetra-Bio Pharma, faccia dei progressi traducendosi in studio clinico in fase avanzata e successivamente compiere dei passi verso la commercializzazione.

Le aziende che attualmente sviluppano terapie e test per il COVID-19 stanno traendone ottimi benefici: maggiori opportunità di finanziamento e l’inserimento in un processo di approvazione semplificato da parte della FDA per i farmaci potenzialmente utili nel trattamento del coronavirus. Ad esempio, Avicanna è beneficiaria del programma Mitacs Accelerate Programmer, finanziato dal governo canadese per i trattamenti COVID-19. Imprese come Avicanna non hanno mai avuto maggiori possibilità di ottenere l’approvazione dei loro prodotti in modo efficiente e tempestivo come in questo periodo.

Una possibilità di questo tipo, può fare sì che questi farmaci per il Covid-19 siano approvati per un insieme esteso di condizioni. Questo trend potrebbe continuare anche dopo il superamento della pandemia. Questa eventuale approvazione andrebbe a beneficio non solo delle aziende, ma anche dell’industria in senso lato. Questo darebbe l’opportunità alla cannabis di essere riconosciuta per le utili, e persino essenziali, proprietà medicinali contenute. Per incoraggiare ulteriormente questa tendenza, e per rafforzare la fiducia dei consumatori e dei medici, le affermazioni su ciò che la cannabis può e non può trattare devono sempre essere basate su prove valide.

Il team di Beleaf

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